Intervista di Laura Gorini alla pittrice Ester Campese: la classe e l’eleganza a servizio dell’arte - Campey
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Intervista di Laura Gorini alla pittrice Ester Campese: la classe e l’eleganza a servizio dell’arte

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Pubblico con piacere questa intervista fattami dalla mia addetta stampa Laura Gorini, realizzata in prossimità dell’assegnazione avuta con il Premio Montecarlo. (pubblicata su PaperBlog.com).

E’ una donna elegante, raffinata e di classe, la pittrice Ester Campese in arte Campey. Fin da bambina ha sempre avuto la curiosità di sperimentarsi in varie discipline artistiche tra cui la danza, la musica e la pittura. Insomma, una vera artista!

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Da una forte componente contemplativa e un urgente bisogno di comunicare ha pian piano incanalato le energie verso la pittura, prima sporadicamente, poi come un percorso interiore fino a divenire una costante, quasi una necessità, un’ urgenza che le riempie il cuore, l’ anima e la mente.

Autodidatta, diventa poi per lei fondamentale la permanenza in Brasile, dove nel 2000 sperimenta un uso del colore vivace con accostamenti talvolta inusuali. Le viene successivamente riconosciuto in una delle prime critiche questo uso del colore definendola colorista polimaterica. Una definizione che lei stessa ama molto.

Sperimenta infatti nel percorso artistico l’utilizzo di vari materiali quali creta, juta, polvere di vetro, gesso, carta, acrilico, fino ad approdare alla tecnica olio su tela.

Ama l’astratto – lo si intuisce – e gli slanci dei futuristi cui si ispira. In particolare quando si orienta verso le opere informali ed astratte si riferisce spesso ad Alberto Burri, Joan Mirò e Vassily Kandinsky.

Una volta rientrata in Italia nel 2001 si stabilisce a Roma, città in cui attualmente vive. Si è quindi affiancata a laboratori con altri artisti, di volta in volta, sia italiani che stranieri con cui ha potuto scambiare le varie e personali esperienze. In questo ambito si è spostata verso la tecnica olio su tela ed il figurato, mantenendo un legame verso i grandi maestri del passato cui si ispira ma reinterpretandoli in una chiave nettamente personale e decisamente originale.

Le prime mostre l’hanno subito portano in scenari fuori dal nostro Paese. Tra le mostre all’estero segnaliamo le seguenti: Bratislava –Palazzo Palffy, Londra –Galleria PallMall, San Pietroburgo –Galleria Centrale Unione, Volgograd e Mosca – Central House of Artists, Barcellona – Crisolart Gallery, Parigi Montmartre – I-Gallery, Miami –Hotel Victor, Osaka – Systema Gallery.

In Italia ha partecipato a biennali e svariate mostre, quali, tra le altre: Umbertide – Biennart- Biennale Internazionale d’Arte in Umbria, Roma – Romart – Biennale Internazionale di Arte e Cultura Romart – polo fieristico RM, Venezia – Words and Works – Galleria Venice Art Factory – (concomitante Biennale VE), Spoleto incontra Venezia – Palazzo Giustinian – Venezia – (concomitante Biennale VE), Spoletoarte – Palazzo Leti Sansi – anno 2015 e  2016, Bologna –Arte a Palazzo – Galleria Farini, Roma – Sale del Bramante, Complesso Museale Agostiniana, Villa Eur e Galleria Domus Romana

Di recente le è stato consegnato un importante riconoscimento, il celebre “Premio Montecarlo” consegnato durante la mostra “Montecarlo Calling” per la quale la stessa Campey ha esposto delle sue opere. Ecco che cosa ci ha raccontato di questa esperienza e della sua arte, oltre che di se…

intervista-alla-pittrice-ester-campese-la-cla-L-gbt6lhDevo ammettere che ci sono stati molti bei momenti nei giorni passati a Montecarlo, dall’accoglienza all’Hotel Metropole sede in cui “Spoleto Arte” ha organizzato l’evento, nella persona del presidente Salvo Nugnes e suoi collaboratori. Importanti sono stati anche i momenti di condivisione con altri artisti e ospiti intervenuti con cui c’è sempre un arricchimento ed un autentico scambio di opinioni ed esperienze.

Il momento della premiazione -ovviamente- mi ha emozionato tantissimo ed ancor più averlo ricevuto dalle mani della dott.ssa Elena Gollini che stimo profondamente per preparazione ed umanità. Devo dire che tutto questo non sarebbe stato così bello se non ci fosse stato, come sempre, al mio fianco Riccardo Bramante che mi sostiene nelle esperienze artistiche e di vita.

Con quali parole descriveresti l’opera per la quale sei stata premiata?

Credo il titolo sia già esplicativo: “Giustizia Lacerata” ovvero a simboleggiare che -purtroppo- ai giorni nostri la giustizia la vedo “relativizzata”.

Nel quadro -infatti- la bilancia appare pendente da un verso e molto “rimpicciolita” rispetto alla figura femminile che indossa un abito strappato, lacero , in contrasto con l’armonia delle vesti bordate d’oro, dalle quali si intuisce l’originale preziosità e bellezza.

So che ami molto dipingere l’ universo femminile come soggetto: per quale motivo?

E’ un soggetto che ha affascinato ed affascinerà sempre molti pittori e non solo. Il corpo femminile, i volti, le mani, le espressioni, trovo suscitino armonia e bellezza che portano alla comunione del creato e di tutte le altre bellezze che contiene. Non so se si intuisce che sono una seguace di Epicuro! Io credo -infatti- che l’armonia ed il bello ci possa portare verso armonie e bellezze più, come dire, profonde.

Come le vedi le donne oggi?

Purtroppo oggi le donne le vedo in difficoltà, un po’ affaticate e confuse nei ruoli. Molte diventano troppo mascoline ed aggressive per poter sopravvivere alle pressioni che il quotidiano impone, snaturandole. Un quadro che ho fatto “scorcio tra i pensieri” può ben esprimere quel che percepisco oggi delle donne “moderne”. Ho dipinto -infatti- un volto di donna con uno sguardo vacuo: guarda, ma non vede. I capelli sono “rotelle di ingranaggi” che nascondono un continuo lavorio della mente, che non da spazio ad altra concentrazione se non al peso del pensiero, così imprigionato, senza lasciare respiro per altro.Ester Campese al Mtropole

Che tipo di donna pensi di essere, Ester?

Spero femminile e sicuramente dolce. All’occorrenza so però essere caparbia e molto determinata negli obiettivi che mi pongo, certamente sfidanti, ma non impossibili.

Cerco di avere un equilibrio e di dominare la mia personalità a volte troppo esuberante ed ingombrante rispetto a chi mi “vive” nel quotidiano. Cerco inoltre di non prendermi troppo sul serio e di mantenere un’ironia ed allegria che mi vengono talvolta riconosciute. Sicuramente non amo i cliché e l’ingessatura in un solo ed unico ruolo. Ognuno di noi ha mille sfaccettature che ci rende unici e bellissimi.

 

Tu sei sempre molto elegante: in che cosa risiede secondo te l’eleganza?

Penso che l’eleganza sia avere buon gusto e aggiungo anche buon senso. L’eleganza non è solo un bel vestito, ma un’armonia, una ricercatezza, una grazia che si può esprimere nel parlare, nella gestualità, nelle piccole cose. L’eleganza sicuramente non è mai “sguaiatezza”, si può certamente affinare ma credo che forzature e “costruzioni “si avvertano.

E la classe?

La classe credo sia una postura interiore che si traduce in un atteggiamento esteriore spontaneo. Un sinonimo che mi viene istintivamente è la dignità, che ti porta ad essere retto nell’animo, nel corpo, nella mente. La classe secondo me è moderazione, il non voler a tutti i costi apparire. Ti porta alla comprensione di se stessi e degli altri.

Grazie a Laura Gorini

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