Ester Campese - intervista su SportVicenza (Editore Andrea Turetta) - Campey
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Ester Campese alla Galleria la Pigna

Ester Campese – intervista su SportVicenza (Editore Andrea Turetta)

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Pubblico qui nel seguito con piacere una delle tante interviste da me rilasciate. Questa con il Direttore di Sport Vicenza il carissimo Andrea Turetta. Un ringraziamento alla mia Addetta Stampa Laura Gorini che mi segue da tempo con tantissima professionalità e affetto. Di seguito l’intervista che potrete gustarvi anche sulla testata “SportVicenza.com”

Com’è nato il tuo amore per la pittura e l’arte?

Caro Andrea, direi che io possa definirmi a buona ragione una persona creativa , non per nulla fin da bambina amavo disegnare. Aggiungiamoci che ho un senso dell’osservazione abbastanza presente, anche se solo apparentemente sembro distratta. In realtà non lo sono affatto ed i colori e le forme mi colpiscono a volte in modo “subliminale” e restano in me come emozione, o ancor meglio come una sensazione che poi provo a riportare nelle tele. Nel corso degli anni ho provato ad affinare questa naturale predisposizione che fra l’altro mi ha aiutato in un percorso personale di consapevolezza, più intima se vogliamo, che poi ho condiviso con gli altri attraverso le mostre.

Quanto conta lo studio costante nella tua professione artistica?

Conta molto. Nel mio caso, dato che sono autodidatta, penso abbia contato molto anche la pratica costante, l’umiltà di osservare, ascoltare e il desiderio di apprendere e sperimentare. Se avessi potuto fin da subito seguire un indirizzo artistico avrei probabilmente capito prima tecniche e modalità che istintivamente applicavo.

Ester Campese ph

E’ importante la scelta del materiale da utilizzare (colori, pennelli ecc)?

Sì, avere dei buoni materiali aiuta, come per esempio in cucina, ma non è sufficiente. Infatti avere delle pregiate “materie prime” ma senza saperle anche usare e con il dovuto rispetto, serve a bene poco e anzi si rischia pure di sprecarle un po’. Da non trascurare è inoltre la cura dei materiali che si utilizzano terminato di dipingere.

C’è un filo comune che lega le tue opere?

In realtà di progetto in progetto mi prefiggo un tema che cerco di sviluppare. In questa direzione sto preparando una personale con un omaggio tutto al femminile. Ho già anche un paio di progetti in cantiere da sviluppare prossimamente sia da sola che con altri artisti e che traguarderanno il prossimo anno, ma per scaramanzia non voglio anticipare.

Quando si realizza un nuovo lavoro, si sente una sorta di responsabilità anche nei confronti di chi può si avvicinerà alla nuova opera come pubblico?

Certamente sì, sento questa responsabilità nei confronti del pubblico a cui mi rivolgo. Spero di far capire ed apprezzare ciò che intendevo esprimere. Mi piace molto tenere un dialogo con chi guarda i miei lavori ed in particolare in occasione delle mostre provo a spiegare ma anche a chiedere un ritorno di quanto viene percepito, questo fra l’altro mia aiuta anche a correggermi dove percepisco una défaillance.

Quali sono le difficoltà che si incontrano quando si lavora ad un nuovo quadro?

Forse la distanza di quanto avevi nella mente a quello che poi realizzi. In questo caso provi e riprovi, cancelli e rifai, lasci e poi riprendi, con tanta pazienza, fino a raggiungere un grado di soddisfazione che plachi l’ansia del perfezionismo. Se riguardo i miei quadri in ognuno avrei aggiunto qualcosa o avrei poi fatto qualche piccola rettifica, non finirei mai nessun quadro, mettendoci sempre un po’ di me in ogni singolo lavoro.

Chi sono stati i tuoi maestri?

Come ho già detto sono autodidatta e ho avuto nodo di avere esperienze in laboratori artistici sia italiani che stranieri. Mi sento fortunata per aver avuto la possibilità di confrontare le diverse tecniche, ma anche diverse culture e metodologie dalle più classiche a quelle più avanguardiste. In ogni caso mi ispiro con molta deferenza ai grandi maestri del passato reinterpretandoli, come posso, a mio modo in una chiave moderna e più semplice, in ogni caso fruibile per l’osservatore. Ad esempio adoro Kandinskij e Mirò se mi spingo sugli astratti, e le donne di Boldini che mi riportano agli Anni Venti e Trenta che amo, ed al periodo dei Macchiaioli.

La professionalità quanto conta nel tuo mestiere?

Tantissimo, come in ogni mestiere, se non si è professionali, si resta in un ambito dilettantistico, che pure va bene, ed ha una sua dignità espressiva, ma si resta comunque a livello hobbistico.

Oggi è molto faticoso riuscire a portare avanti le proprie idee artistiche in modo indipendente?campe2_MG_2312_pp

Sì, è abbastanza complicato e sfidante. A volte trovo più apertura e predisposizione in ambiti esteri. Di fatto diversi direttori artistici mi hanno selezionato e contattato dall’estero o per mostre svoltesi all’estero. Così in modo naturale mi sono trovata coinvolta fin dalle prime esposizioni in mercati internazionali.

Chi fa arte, riesce a far quadrare i conti o tutto è piuttosto instabile e precario?

Assolutamente no, purtroppo! I conti non tornano sempre e non sono mai quadrati ! Ma resta una passione irrefrenabile ed un desiderio di espressione anche per se stessi.

Per un artista è importante avere qualcuno che crede in lui e gli è a fianco… immagino sia così anche per te…

E’ importantissimo. Ho il privilegio di poter godere della stima e dell’affetto di una persona straordinaria come Riccardo Bramante che, come il nome suggerisce, oltre ad avere un gusto innato per l’architettura evidentemente nel dna familiare, apprezza l’arte e mi sa spingere su fronti sempre più sfidanti, spronandomi a dare il meglio di me.

Quanto tempo dedichi al perfezionamento?

Tutto quello che posso, fa parte del gusto della sperimentazione di cui accennavo prima. In ogni quadro introduco una piccola difficoltà o sperimentazione aggiuntiva. Cerco sempre di evolvere quel dialogo cui accennavo prima e che vorrei tenere tra me, non solo come artista, ma come persona, e chi “mi legge” attraverso le tele.

Come vedi il mondo della pittura di questi anni?

Mi sembra certamente più diffuso, ma meno “potente” e forse un po’ più “commerciale” e in questo senso personalmente abdico. Ma ci sono per fortuna anche tantissimi bravi artisti, ma ho la percezione che sia più difficile farli emergere.

Qual è la tua filosofia di vita?

Carpe diem, nel senso di saper cogliere quello che la vita offre, amando profondamente la vita stessa, ma anche avendo la curiosità di vedere le cose da un altro punto di vista, non solo quello immediato, sviluppando così il pensiero laterale che è proprio dei creativi che sanno trovare soluzioni improbabili ma efficaci e sostenibili. Anche nelle mie opere c’è sempre un “secondo” messaggio che va al di la dell’immediata percezione cromatica, astratta o figurativa che sia.

 

Si ringrazia per la cortese collaborazione Laura Gorini, mia addetta stampa

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